Sultano a Identità Golose 2016

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Io/cuoco/siciliano‘.

E’ il tema scelto dallo chef Ciccio Sultano che sarà tra i protagonisti della 12esima edizione di Identità Golose a Milano. L’otto marzo alle ore 16,40 lo chef Sultano terrà la sua lezione nella sala Blu 1 e subito dopo preparerà per gli ospiti una ricetta nuova ‘Spaghetto con salsa sanapo cotta e cruda, bottarga di tonno e salsa di tuma di pecora‘.

Una lezione che punterà sulla territorialità e sull’identità che la cucina di ciascuno chef deve necessariamente avere, senza trascurare mai le origini.

Tanti chef, pochi cuochi, oggi. E’ la prima considerazione che mi spinge a fare una valutazione molto più ampia sul ruolo che in questo ambito ciascuno si ritaglia. L’esperienza sinora maturata mi ha imposto alcune linee guida da cui mai discostarsi.

Innanzitutto – ha argomentato Ciccio Sultano, anticipando i temi che saranno trattati nella sua lezione a Identità Golose – è bene che sia sempre saldo il senso di appartenenza ad un territorio da cui dobbiamo essere amati, altrimenti qualunque sforzo si compia, non si raggiungeranno mai i risultati a cui si tende. Affinché ciò sia possibile, è bene che la cucina proposta abbia una propria identità, dissimile da altre, altrimenti sarebbe soltanto una brutta copia senza anima. E poi è fondamentale che si lavori e si racconti il proprio territorio, con senso di responsabilità. Buoni propositi, ovvio, che possono essere concretizzati quando in modo contestuale si dà uguale dignità di essere alla libertà di un cuoco e al rigore che lo stesso deve adottare su se stesso, all’interno della propria cucina, e nella selezione e preparazione delle materie prime.

Un cuoco – ha proseguito Sultano – non deve mai dimenticare che deve ricercare la felicità per offrirla ai propri ospiti. Questa la mission che non va mai persa di vista. La vanagloria, in ciascun ambito professionale, non ha mai prodotto risultati a lunga tenuta. Io sostengo che si deve conoscere ciò che si mangia, senza affezionarsi, altrimenti si rischia di apparire scontati e vacui. Ecco perché, come ho detto in premessa, le origini della nostra cucina e di ciascuno di noi devono essere un vessillo che ci accompagna nel corso della nostra carriera. Ho sempre ricordato, infatti, prima di tutto a me stesso e a quanti in questi anni me lo hanno chiesto, che le mie sono origini contadine, umili, nelle quali mi ritufferò quando mi sarò reso conto che sarò sopraffatto dalla voglia di ritornare alla mia dimensione originaria”.